Lidi privati, pubbliche virtù
27 Apr 2004
Confesso di avere esitato non poco, prima di decidermi a scrivere su questo tema – la concessione dei lidi – balzato di recente all’attualità. E per tante ragioni: prima fra tutte la circostanza di essere stato, in quel lontano 1997, il progettista del Piano di Utilizzo delle Spiagge, e comprendo pertanto che le mie considerazioni siano facilmente liquidabili da chi voglia (o conviene!) farlo, alla stregua di una qualsiasi perorazione di parte; in secondo luogo, perché vedo il rischio di ritrovarmi invischiato in contrapposizioni politiche di carattere strumentale che non mi appartengono, in polemiche improduttive nelle quali il discorso aperto rischia di scivolare.
Ne vale la pena? Mi sono chiesto.
Alla fine ho deciso che sì, tenterò di delineare la base reale dei fatti e della questione, ma forse è meglio che proceda in modo semiserio, per un problema che è serio a metà: per l’esigenza posta e non certo per come fin qui trattato.
Nel recente comunicato di Lega Ambiente su questo argomento, leggo testualmente: “L’incremento del numero dei lidi in misura del 25% … è frutto della mancata revisione del Piano Spiagge da parte del Comune, così come prescritto dalla Regione che ha ritenuto troppo permissivo quello adottato negli anni scorsi.”
A parte l’intrinseca inconsistenza della prima affermazione, presentata en passant come fosse verità lapalissiana – mi chiedo infatti per converso: se ci fosse stata la revisione del Piano Spiagge, sarebbe stato impossibile il paventato aumento dei lidi in misura del 25%?
Ovviamente no, pertanto non è chi non veda che questa è una formidabile sciocchezza anche sul piano della mera consequenzialità logica di causa ed effetto; mentre la realtà così appannata è, che se ci ritroveremo con un numero maggiore di lidi, ciò sarà dovuto esclusivamente a scelte politiche, più o meno sospinte o suffragate da interpretazioni elastiche dell’Ufficio Tecnico, circa le condizioni per il rilascio del nulla osta di conformità al piano di utilizzo delle spiagge approvato dal Consiglio Comunale.
A parte questo, dicevo, vorrei chiedere agli amici di Lega Ambiente, da dove hanno tratto la seconda affermazione, che la Regione “ha ritenuto troppo permissivo quello adottato negli anni scorsi”. Forse avranno accesso a corrispondenze secretate, che a me non è dato conoscere?
E’ solo una battuta per sorridere un po’, ovviamente.
Comunque, prima di procedere oltre, fissiamo il significato delle parole: devo ritenere che l’aggettivo permissivo voglia indicare un eccesso di aree destinate ai privati per l’apertura dei lidi.
Vale a dire delle aree indicate nel piano come zone S4, che sono le uniche deputate a questa destinazione.
Ho riguardato nella documentazione ufficiale esistente agli atti del Comune, e l’unica nota dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, è datata 27 maggio 1999. Bene. In questa nota non c’è alcun riscontro di quanto sopra sostenuto da Lega Ambiente; nella parte in cui si condensa la valutazione dell’Assessorato, si legge invero: “… pur esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto da codesto Comune, si suggerisce di integrare e/o modificare la documentazione pervenuta in modo da evidenziare chiaramente, alla stregua di quanto operato per le zone ‘S4’ (quelle per i lidi!), le aree che si intendono attrezzare e/o sulle quali si intendono approntare servizi diversi da quelli essenziali (pulizia spiaggia, salvataggio) …”. Nessun accenno, neanche minimo, ad una “eccessiva permissività” del piano! Anzi, un esplicito riferimento di assenso per le previsioni delle zone S4, se l’invito è a ritenerle modello per gli aspetti di integrità e completezza della documentazione.
Eppure, la Lega Ambiente (ma non solo essa ad onor del vero!) scrive ancora che l’A.R.T.A. ha restituito il piano “chiedendo che fosse ridotta la superficie da dare in concessione ai lidi.” Non commento oltre.
Aggiungo soltanto che la Capitaneria di Porto, appena cinque giorni dopo la suddetta nota dell’A.R.T.A. del 27 maggio ’99, e quindi in data 1 giugno ‘99, ha reso parere favorevole all’approvazione del medesimo Piano di Utilizzo delle Spiagge, provvedendo – come per disposizioni assessoriali – all’invio di tutti gli atti alla Regione.
In altra parte mi soffermerò maggiormente sui contenuti e le problematiche, sugli iter burocratici e sulle effettive modifiche ed integrazioni richieste per il piano di utilizzo delle spiagge, per adesso, precisato quanto sopra, non voglio sottrarmi dall’entrare in merito al problema della proliferazione dei lidi.
Premetto che nel Piano di Utilizzo delle Spiagge, nel tratto antistante il centro abitato fra il Faro e la via Cordovena, vi sono soltanto 4 aree destinate ai privati (zone S4), e altre 2 sulla costa orientale fra il Faro e ed il Porto; queste aree impegnano all’incirca mq. 11500 su un totale di circa mq. 142000 di spiaggia fra via Cordovena ed il Porto, in percentuale quindi, il 12,35%. Se vogliamo parlare in termini di fronti di spiaggia destinati ai lidi, allora il suddetto rapporto si riduce ulteriormente e diviene pari al 7% circa, in termini assoluti soltanto 300 metri di lunghezza sui 4200 metri di costa interessata.
Su queste cifre ciascuno potrà fare le sue considerazioni, ed è giusto che le faccia.
Ma torniamo al punto. Personalmente – molti possono già averlo intuito – non ho alcuna remora nel condividere pienamente la preoccupazione espressa da molti cittadini, dalla stessa Lega Ambiente e da alcuni esponenti politici dell’Amministrazione, per l’incontrollata ed eccessiva proliferazione dei cosiddetti lidi, e senza incertezze appongo la mia firma alla sottoscrizione popolare indetta dal Comitato Cittadino, ma soltanto per la proposta non certo per le premesse infondate che ricalcano il comunicato di Lega Ambiente.
E’ vero infatti che parecchi lidi sono stati autorizzati in aree diverse dalle S4, le uniche previste nel piano per questa tipologia di utilizzo. Non discuto delle ragioni per cui ciò è avvenuto, ma è indubbio che è avvenuto.
Non ho ancora alcuna difficoltà a condividere pertanto, la stessa posizione di Lega Ambiente laddove afferma che “sulla questione dei ‘lidi’ non servono le polemiche. Serve però una precisa assunzione di responsabilità da parte di chi esercita un potere ed un ruolo istituzionale”.
E come fa qualsiasi cittadino a non trovarsi d’accordo?
Di contro, ho appreso che questa dichiarazione fa eco ad un comunicato del Sindaco, laddove si legge: “…Sono assolutamente d’accordo con la mia maggioranza sulla necessità di procedere alla rivisitazione e al miglioramento del Piano spiagge. … In questa fase, chiunque vuole realizzare un lido deve presentare domanda a ben nove enti diversi, fra i quali il Comune di Capo d’Orlando può dare solo un nulla osta. La decisione finale dipende infatti dalla Capitaneria di porto di Milazzo, dalla Sovrintendenza di Messina e dal Genio civile opere marittime di Palermo, i quali in passato hanno già bocciato progetti ritenuti inadeguati….”
In questa dichiarazione vi sono tante verità che racchiudono una sola affermazione debole, probabilmente incidentale e inavvertita, giacchè farei torto all’intelligenza del Sindaco se pensassi che non si renda conto, che il nulla osta del Comune sia la conditio sine qua non, per ottenere le successive autorizzazioni alla concessione demaniale da parte degli altri Enti che giustamente cita.
D’altra parte – giacchè mi ritengo uso a non subordinare la libertà e l’onestà intellettuale ad altre convenienze, e non avendo fatto delle ragioni politiche le mie ragioni di vita – riconosco lealmente che finora il Sindaco, in questo e altri problemi, ha dimostrato atteggiamenti di apertura con frequenti inviti alla comunità ed alle forze sociali di “lasciare da parte le polemiche inutili” ed unirsi nel lavorare per la crescita ed il bene della città. Ne prendo lietamente atto, e ne traggo l’augurio e la speranza che questo spirito costruttivo sia sempre prodromo di atti e comportamenti concreti e conseguenti.
E’ chiaro infatti che su questo tema, gran parte degli orlandini – me compreso – si aspettano decisioni ed azioni coerenti. Ne elenco solo tre a mo’ di esempio:
- bloccare il rilascio dei nulla osta comunali, per le eventuali nuove richieste di lidi al di fuori delle zone S4 del piano approvato dal Consiglio Comunale nel luglio 1997;
- riallacciarsi allo spirito che ha presieduto l’elaborazione del piano per le spiagge, volto alla migliore, ordinata, piacevole e serena fruizione balneare nelle ore diurne, e pertanto non consentirne l’uso improprio alla stregua di locali di intrattenimento notturno (discoteca, pizzeria, ecc.), o quanto meno regolarne rigorosamente gli orari e le attività, per evitare dannosi e pericolosi inconvenienti e forme di sleale competizione economica;
- far ripartire l’iter di definizione del piano spiagge – per troppo tempo dimenticato – anche e soprattutto con la programmazione contestuale degli interventi attuativi da parte del Comune, la cui assenza – pochi lo sanno – costituisce la fondamentale ragione del “fermo” all’Assessorato Regionale.