Il punto sul Piano di Utilizzo delle Spiagge di Capo d’Orlando
27 Apr 2004
La redazione del Piano di Utilizzo delle Spiagge, nasce da esplicite richieste in tal senso avanzate dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente – tramite circolari a tutti i Comuni costieri della Sicilia – già a partire dal 1985, susseguite con maggiore frequenza dal 1993.
E’ bene precisare in premessa, che non esiste alcuna normativa specifica la quale preveda, imponga e regoli i contenuti e l’uso di tale strumento pianificatorio. Potremmo dire che esistono soltanto motivi di opportunità, ripresi e rilanciati anche dalle sollecitazioni dell’A.R.T.A., tramite le suddette circolari nelle quali, l’unico riferimento normativo, è al D.P.R. 915/82 riguardante un generico obbligo dei Comuni alla pulizia delle spiagge.
In questo quadro di incertezza normativa, tutti i Comuni (e gli stessi tecnici – me compreso – che abbiamo dovuto affrontare questa inedita progettazione, viste le poche e sovente discordanti indicazioni anche da parte dei funzionari degli uffici regionali) si trovarono in non poca difficoltà nell’elaborazione dei Piani di Utilizzo Spiagge. Per l’individuazione dei contenuti di questa nuova tipologia di piano, non restò allora che fare ricorso alle generiche o minime indicazioni reperite nelle circolari assessoriali, tenere conto delle disposizioni della legge n. 494/93 (sui canoni per le concessioni demaniali marittime), recepire le disposizioni delle varie ordinanze della Capitaneria di Porto, ed assumere una metodologia analoga a quella consolidata per la pianificazione urbanistica, vale a dire l’elaborazione di un piano generale con una zonizzazione per destinazioni d’uso, accompagnato con norme d’attuazione e, contestualmente o meno, con progetti attuativi per singole aree.
Riepilogo brevemente le poche, seppure importanti indicazioni degli organi regionali, sulle quali a suo tempo fu redatto anche il Piano di Utilizzo delle Spiagge di Capo d’Orlando:
- evidenziare i tratti di litorale che si intendono destinare alla pubblica fruizione, a scopo balneare ed elioterapico;
- prevedere tratti di spiaggia attrezzati, con più o meno servizi;
- prevedere interventi di pulizia degli arenili (D.P.R. 915/82);
- prevedere tratti di litorali per fini sociali e ricreativi, da gestire direttamente o affidare a privati, ovvero ad associazioni;
- prevedere percorsi pedonali lungo il mare, aiuole fiorite, e simili;
- istituire ed assicurare servizi di salvataggio e pronto soccorso;
- prevedere esclusivamente strutture ed impianti interamente rimovibili a fine stagione;
- prevedere “in linea di massima, la tipologia delle strutture e dei materiali da utilizzare per la realizzazione di complessi balneari, al fine di renderli omogenei tra di loro”.
Quest’ultimo punto è stato particolarmente attenzionato nel Piano, attraverso i “disegni di indirizzo morfologico” allegati alle norme tecniche di attuazione.
In questo contesto il Piano fu elaborato e consegnato al Comune in data 23 giugno 1997, approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 65 del 31 luglio successivo, e pochi giorni dopo – il 14 agosto – fu inviato all’Assessorato Territorio e Ambiente tramite la Capitaneria di Porto di Milazzo, come richiesto da una precisa disposizione.
Sulla base delle indicazioni della stessa Amm./ne Com./le dell’epoca, il piano dava forma ad una generale zonizzazione del litorale, richiamava la necessità che il Comune – nei suoi organi competenti – provvedesse ad emanare gli atti, i regolamenti, le convenzioni e quant’altro necessario per gli affidamenti a privati o associazioni, per la gestione delle aree ecc., e rinviava esplicitamente ad una fase successiva, l’individuazione delle zone da richiedere in concessione diretta al Comune, anche (e forse soprattutto!) per non gravare da subito le casse comunali con impegni abbastanza gravosi, senza la certezza di un’adeguata richiesta di affidamento in gestione da parte dei privati (allora si era ancora all’inizio!).
Va sottolineato – comunque – che nella redazione del Piano, si guardò anche oltre quella che poteva essere una semplice previsione di ordinamento e dislocazione delle utilizzazioni della spiaggia, prevedendo interventi per la sdemanializzazione e l’acquisizione al Comune delle aree litoranee disponibili (lungomare nuovo, Bagnoli, ecc.); il censimento ed il ripristino degli accessi pubblici a mare (via Trazzera Marina) e, di particolare rilevanza, si indicavano interventi di valorizzazione ambientale focalizzati sulla piazzetta a mare di via del Fanciullo, la piazzetta di S. Gregorio, l’area del Laghetto, la Pineta del Capo.
Voglio ancora evidenziare, che fra le istanze cui il piano si è proposto di dare risposta, quella relativa al migliore utilizzo di ampie fasce di spiaggia per la libera fruizione, è al primo posto, insieme all’attenzione per l’inserimento ambientale degli interventi, per il paesaggio e la vivibilità: credo che chiunque voglia può accorgersi di questo, andando a visionare gli elaborati grafici e normativi, i disegni di indirizzo morfologico, nonchè la dislocazione e il dimensionamento delle varie zone.
Faccio un inciso: rigetto decisamente, pertanto, le tante cose inesatte, che sono state dette negli ultimi tempi sulla vicenda della proliferazione dei lidi, per una protesta giusta che condivido pienamente, ma dove è chiaro che le responsabilità vanno cercate ed individuate a livello di gestione che si è fatta (o che si vorrà fare, non sappiamo ancora!) del piano stesso, il quale finisce per essere disatteso e/o svuotato dei contenuti.
Chiudo la breve parentesi polemica, e vado avanti.
Il Piano restò fermo negli uffici della Capitaneria di Porto di Milazzo fino al primo giugno del 1999, allorquando la stessa Capitaneria lo esitava positivamente e lo trasmetteva alla Regione Siciliana.
Nel frattempo – forse per accelerare l’iter – l’Amm./ne Com./le decideva di inviare direttamente una copia del Piano all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente. (nota n. 4663 del 25/03/1999).
Il 27 maggio del 1999, perveniva al Comune da parte dell’Assessorato Regionale, una nota – mai portata ufficialmente alla mia conoscenza – in cui, esponendo delle osservazioni di carattere generale, si esprime apprezzamento per il lavoro svolto e si suggerisce di “integrare e/o modificare la documentazione pervenuta in modo da evidenziare chiaramente, alla stregua di quanto operato per le zone ‘S4’ (quelle per i lidi!, n.d.s.), le aree che si intendono attrezzare e/o sulle quali si intendono approntare servizi diversi da quelli essenziali (pulizia spiaggia, salvataggio)…”.
Questa nota la trovate integralmente qui, commentata nei punti dove la comprensione potrebbe essere difficile a chi non abbia conoscenza del contesto.
Altra piccola parentesi.
Faccio notare che questo punto fa particolarmente chiarezza su un grosso equivoco (se così vogliamo chiamarlo!) che in questi giorni è stato dato in pasto all’opinione pubblica orlandina: e cioè che il piano sia stato bocciato dalla Regione, ed in più per la ragione che prevedeva troppe zone per i lidi (le aree S4). Se così fosse stato – e concordiamo tutti di sapere ancora leggere ed esprimerci in italiano, nonostante imperversi l’inglese – non credo che avremmo letto quelle parole nella nota!
Chiusa ultima parentesi.
Allo stato comunque ritengo – e credo di non sbagliarmi, anche sulla scorta di quanto appreso tramite qualche contatto con gli uffici competenti – che la situazione possa essere così riepilogata:
sulla base di una prassi consolidata soprattutto negli ultimi 5-7 anni, l’orientamento prescelto all’Assessorato è quello di approvare piani di utilizzo spiagge che, insieme alle previsioni generali (la zonizzazione complessiva), riportino le aree che i Comuni intendono attuare direttamente o attraverso privati e/o associazioni, con previsioni di dettaglio alla stregua di progetti esecutivi.
E’ a mio giudizio un indirizzo fortemente restrittivo, e sicuramente diverso rispetto alle prevalenti indicazioni fornite attraverso quasi tutte le circolari degli anni ’90, laddove veniva richiesta una pianificazione generale che determinasse le tipologie delle strutture balneari e dei materiali, e stabilisse la “cornice” in cui inserire successivamente i singoli progetti attuativi.
Il contorno della questione assume poi dei caratteri paradossali e per molti versi assurdi (quando si dice la troppa burocrazia in Italia!), se si pensa che in ogni caso – anche successivamente all’approvazione del piano di utilizzo delle spiagge – occorrerà inoltrare i singoli progetti esecutivi alla Capitaneria di Porto, ecc. ecc., ripetendo una trafila che ha dell’incredibile!
Ma tant’è, non resta che adeguarsi, anche se ciò comporta un onere ed uno sforzo molto più rilevante da parte dei Comuni, soprattutto sul piano della programmazione finanziaria e degli interventi. Infatti dovranno stabilire a priori l’estensione delle aree da attrezzare e da richiedere in concessione, fissare i relativi costi e prevedere le coperture finanziarie, le possibili entrate dagli affidamenti di gestione ai privati, individuare le forme di gestione – diretta o indiretta – e decidere il numero dei casi, approntare preliminarmente tutti i regolamenti, le convenzioni e gli atti all’uopo necessari.
Come si vede, non è poco, né facile!